Due cose meritano attenzione in questa stagione: un attrezzo nuovo che ha smesso di essere un esperimento, e una direzione condivisa nelle wing gonfiabili. Nessuna delle due sposta il modo in cui si impara a volare — ma la prima cambia cosa ci si porta dietro, e la seconda cambia le giornate leggere.
Fino a poco fa la parawing — un’ala morbida senza struttura gonfiabile, tenuta in forma dal vento e dalle linee — era roba da pochi. Oggi il confronto di settore ne mette a paragone diciassette modelli di dieci marchi: BRM, Ozone, F-One, GONG, Duotone, Ensis, Flow, Flysurfer, North e Aeryn.
Il punto non è la potenza, è l’ingombro. Si impacchettano in una tasca da tenere in vita, si tirano fuori quando servono e si stivano quando non servono più; il modello più leggero del confronto è dichiarato a 464 grammi nella misura da 4,0. Una wing gonfiabile, con il suo bordo d’attacco e la sua pompa, quel gesto non lo permette.
| Marchio e modello | Misure | Uso dichiarato |
|---|---|---|
| BRM Kanaha | 2,5 – 6,2 m² (6) | Tuttofare, bolina e downwind |
| BRM Maliko 2 | 2,2 – 5,3 m² (4) | Specialista downwind |
| Ozone Pocket Rocket | 1,9 – 5,0 m² (6) | Tuttofare, la migliore di bolina |
| F-One Frigate | 1,9 – 6,5 m² (8) | Tuttofare |
| Duotone Stash V2 | 2,2 – 5,6 m² (6) | Stabilità |
| North Ranger | 2,2 – 5,2 m² (4) | Specialista downwind |
| Flysurfer POW | 1,7 – 5,0 m² (4) | Range di vento, spunto sul leggero |
| GONG Lowkite Plus V2 | 2,0 – 5,0 m² (4) | Entry level |
Attenzione a non leggere questi numeri come le misure di una wing: i produttori descrivono usi diversi (soprattutto downwind) e le gamme partono più in basso. Sono metri quadri della stessa unità, non della stessa cosa.
Il test di gruppo di The Foiling Magazine, sedici wing provate a giugno, racconta una direzione comune più che una gara: materiali da telaio rigido (Aluula, N-Weave45, strutture in UPE) per irrigidire senza appesantire, e tele ad alta tensione con tessuti misti che cercano lo stesso compromesso.
La novità che si sente di più è un’altra: le gamme si allungano verso l’alto, con misure da vento leggero fino a 7,0-8,2 m², e quasi tutte le linee ormai offrono dai cinque ai dieci passi. Su un lago dove l’Ora entra piano e cresce, avere il passo grande vero — non il "grande" di tre stagioni fa — è ciò che decide se si esce alle due o alle quattro.
Sul contorno: boom e maniglie modulari, stecche removibili, bordi d’uscita rinforzati e attenzione all’ingombro in valigia. Piccole cose che non cambiano una sessione, ma che si notano nell’arco di una stagione.
Fra gli annunci del periodo, quello di GONG è il più leggibile in termini tecnici: sulle wing 2026 il diedro è ridotto al minimo e il twist di base è stato eliminato, così il profilo resta dov’è e il twist compare solo dinamicamente alle estremità. Tradotto in acqua: una tirata più netta e prevedibile, meno "molla" quando si carica.
Sulle tavole la stessa logica: ponte incassato per stare più vicini al foil, inserti dei footstrap a filo del pad per chi naviga senza cinghie, e un rail semi-rigido in coda che aiuta il distacco.
Non per come la presentano i produttori: diversi modelli sono descritti come specialisti del downwind, e il tratto che tutti mettono davanti è l’ingombro — si ripone in una tasca mentre navighi. È un attrezzo in più, non un ricambio.
No, non direttamente. Le gamme partono più piccole (da 1,7-2,5 m²) e l’uso dichiarato è diverso. Prendere una parawing "della stessa misura" della propria wing non porta alla stessa potenza in acqua.